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IL BLOG DI MIRELLA ESSE

PERCHE’ SCEGLIERE L’AUTOPUBBLICAZIONE

21/03/2016, 11:37

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Confessioni di un’autrice

21/03/2016, 11:37

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PERCHE’-SCEGLIERE-L’AUTOPUBBLICAZIONE
PERCHE’-SCEGLIERE-L’AUTOPUBBLICAZIONE


 Confessioni di un’autrice



Scrivere libri, oggi, è una moda. Siamo tanti, ma proprio tanti! Effetto di una maggiore (non dico "migliore") scolarizzazione? Di una presunta conoscenza di se stessi, sulla base di massiva psicologia e dilagante retorica da talk show? Di una selfie-zzazione dell’anima? Di un lassismo dell’Accademia della Crusca? Forse è sempre stato così, ma i social media rendono visibilissimo il fenomeno, a differenza di un tempo. Siamo tutti in vetrina, a sgomitare per un attimo di celebrità, compresa la sottoscritta, che umilmente si mette nel mucchio. E chiunque, dico chiunque, si approfitta di questa nostra narcisistica debolezza.
In primo luogo gli editori. Negli anni scorsi si è assistito a uno sbocciare di piccole case editrici, sorte dal nulla, spesso inventate e messe in rete da sedicenti scrittori in cerca di fama con l’obbiettivo ultimo di farsi leggere e conoscere. Mi è capitato di recente di ricevere una delle solite proposte di pubblicazione a pagamento accompagnata dall’omaggio di un libro di poesie dell’editore, piuttosto famoso quanto meno per l’auto pubblicità ampiamente sponsorizzata per la selezione di manoscritti su cui speculare (non me ne voglia, ma vista la cifra richiesta, l’ho cestinato insieme al contratto). Potrei fare altri esempi, "ti pubblico se compri almeno un libro in catalogo", fra i tanti. La mia piccola esperienza  di autrice non più esordiente, con tre diverse case editrici, non del tutto sconosciute, è stata, come per tanti credo, deludente. Se non sei tu a darti da fare, caro scrittore ignoto ai più, comprando copie del tuo libro dal tuo editore, organizzandoti presentazioni (in librerie, ristoranti, agriturismi, mercatini dell’usato, fiere di paese, dovunque ti venga in mente) e smerciandole, magari sottocosto, nessuno si muove. Mi sono capitati colleghi che, per pubblicizzarsi, scrivevano messaggi ai singoli utenti di Facebook, emeriti estranei, in un virtuale porta a porta da rappresentanti di enciclopedia. Molti editori (i più?), a braccia conserte, stanno a guardare e aspettano di stampare altre copie per l’autore affannato, ben lontani dal muovere un dito per sostenerlo attivamente. Magari promettendo, come mi è capitato, di organizzare presentazioni, salvo poi dimenticarsene e sparire nel nulla, togliendo persino l’amicizia da Facebook.
Insomma, non voglio tirarla per le lunghe. Molti di noi approdano, di conseguenza a quanto sopra, all’auto-pubblicazione (su Ilmiolibro, per esempio, una delle maggiori community in rete di scrittura e lettura). Pochi click, il libro è fatto e si mette in vetrina. Salvo poi scoprire che sei duemilesimo in classifica e che, se vuoi vendere o farti conoscere, devi pubblicare altri libri, leggere, commentare, supportare e più pubblichi, leggi etc più sali in classifica e acquisti visibilità. Ovvero, anche qui si tratta di sgomitare a più non posso o di accontentarsi dell’appoggio degli amici... Chiudo qui il mio sfogo, ma prima consentitemi un dotto riferimento. Pare che anche l’autore del famoso romanzo misteriosofico allegorico "Hypnerotomachia Poliphili" (a cui, per inciso, mi sono ispirata per il mio ultimo romanzo "L’angelo di Bassiano") alla fine del millequattrocento avesse pagato l’editore per la pubblicazione. Il primo editore moderno, in tutti i sensi!, Aldo Manuzio di Bassiano.



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