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IL MITO DELLO ZODIACO

22/12/2014, 13:04

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La contemplazione notturna della volta stellata, da sempre, stimola l’immaginazione. Ciò che oggi definiamo costellazioni, ovvero aree precise del cielo con specifici raggruppamenti di astri usate per

22/12/2014, 13:04

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 La contemplazione notturna della volta stellata, da sempre, stimola l’immaginazione. Ciò che oggi definiamo costellazioni, ovvero aree precise del cielo con specifici raggruppamenti di astri usate per



La contemplazione notturna della volta stellata, da sempre, stimola l’immaginazione. Ciò che oggi definiamo costellazioni, ovvero aree precise del cielo con specifici raggruppamenti di astri usate per mappare la volta celeste, erano considerate in passato come espressioni simboliche. 
La fascia di cielo compresa tra 9° a nord e 9° a sud dell’eclittica (= percorso apparente che il Sole compie in un anno rispetto allo sfondo della sfera celeste, dove si verificano le eclissi e dove vediamo sorgere e tramontare ogni giorno la stella), in cui si muovono tutti i pianeti del nostro sistema solare, costituisce lo ZODIACO: il più noto e diffuso mito che l’umanità, pur con attribuzioni diverse per i vari segni, ha sviluppato. 
Tale fascia, in occidente, analizzando la disposizione dei corpi celesti presenti, è stata divisa in 12 parti, ciascuna interpretata come SEGNO ZODIACALE,manifestazione - specchio delle varie caratterizzazioni possibili dell’animo umano e dei comportamenti collegati. Lo Zodiaco costituisce la VIA DELLA VITA, inizia con l’Ariete, segno di primavera, per terminare col segno dei Pesci, in un susseguirsi di cicli vitali.
La luce zodiacale è un debole chiarore a forma di ventaglio che si osserva dopo il crepuscolo serale (da gennaio ad aprile, meglio tra la fine di marzo e il principio di aprile) e al mattino prima dell’alba (da luglio a ottobre, meglio tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre), quando il cielo è limpido e senza luna; è dovuta a diffusione della luce solare da parte delle minuscole particelle solide che formano la polvere interplanetaria.
Tutti i popoli antichi, in epoche e aree geografiche diverse, sono stati particolarmente attratti da questa fascia circolare di cielo: le tendenze, i tratti caratteriali, le passioni umane, lanciate in orbita, vi sono state proiettate come espressione trascendente percepibile dell’umana, terrestre, natura.
Nel Satyricon di Petronio si narra che, con sorpresa degli ospiti, durante la cena offerta da Trimalcione, un servo porta «un grande trionfo da tavola, di forma circolare, con i dodici segni dello zodiaco disposti in giro, e su ognuno di essi l’artefice aveva posto un cibo corrispondente: sopra l’Ariete dei ceci cornuti, sul Toro una bistecca di manzo (...)». Questa è solo una delle mille testimonianze della presenza dello zodiaco in ogni aspetto della vita degli antichi, persino nella gastronomia. 
È dedicato proprio alle multiformi apparizioni di questo tema in età classica il saggio "Lo zodiaco" di Franz Cumont, storico e archeologo belga (1868-1947), apparso originariamente nel Dictionnaire des Antiquités grecques et romaines. Forte dei propri studi e delle scoperte di quegli anni, Cumont analizza le origini dello zodiaco, nelle contaminazioni tra elementi mesopotamici, egizi e greci, per poi soffermarsi su uno degli aspetti cruciali, quello cioè della sua diffusione nelle diverse culture del Mediterraneo antico. Cumont affronta le teorie astrologiche e gli autori antichi che ne avevano parlato: tra gli altri, Arato, che aveva scritto "I Fenomeni" verso il 270 a. C., poema astrologico che verrà tradotto in latino da Cicerone, Germanico e Avieno; oppure Manilio, un altro poeta che scrive al tempo di Augusto. Ma Cumont si interessa anche, e soprattutto, a monumenti, testi e immagini, che confermano la frequenza dello zodiaco nella iconografia degli antichi, nell’età ellenistica prima e nel mondo romano poi.
Tra le varie opere citate da Cumont spicca, per esempio, il cosiddetto «Atlante Farnese», copia del II sec. d. C. di un originale ellenistico: Atlante è inginocchiato sotto il peso di un globo su cui sono evidenziate le figure di alcune costellazioni. Ma i segni zodiacali facevano la loro comparsa anche su monete, gemme incise, sarcofagi, orologi solari e persino sugli abiti. Lo zodiaco serviva da metafora del ripetersi ciclico del tempo ed era perciò adattabile a contesti simbolici anche molto differenti tra loro. 
L’enorme diffusione iconografica dei motivi zodiacali non è altro che l’esito della straordinaria penetrazione dell’astrologia nella vita quotidiana. La convinzione è infatti che il cielo influisca sulla terra e che astri e costellazioni incidano sulla vita degli uomini. In altre parole, siamo davanti a una «pseudo-scienza», così la definisce Cumont, che sconfina nella magia. Gli astrologi antichi crearono un vero e proprio sistema di relazioni e di corrispondenze in cui lo zodiaco serve come da cerniera che tiene assieme ambiti eterogenei. In fin dei conti, è a questa presunta possibilità di disegnare un futuro a partire da una certa situazione astrale che si deve la sopravvivenza dell’astrologia nelle epoche successive. 

La rappresentazione dello zodiaco è diffusa dunque  sin dall’antichità con la raffigurazione dei segni zodiacali (sfera dell’Atlante Farnese, Napoli, Museo archeologico; lastre romane, Louvre); in immagini cristiane vengono affiancate le figure degli apostoli o dei profeti; ma è più frequente l’associazione con le personificazioni dei Pianeti e delle divinità a essi sottese. 
Frequenti nel Medioevo nelle miniature di manoscritti astronomici, cui sono da collegare anche le rappresentazioni ricamate nel manto di Enrico II da artefici dell’Italia meridionale nel 1004 (Monaco, Museo nazionale). Nell’età romanica e gotica le figure dello zodiaco. apparvero nell’iconografia monumentale e nella scultura, specialmente in Francia (Tolosa, Chartres, Parigi, Amiens), ma anche in Italia (Parma, Foligno), negli affreschi (castello di Angers, 14° sec.), nelle miniature di calendari, messali e «libri d’ore» del Trecento e del 15° sec. (Trèsriches heures del duca di Berry, Chantilly, Museo Condé), anche in connessione con riferimenti al tempo, come le raffigurazioni allegoriche dei mesi. Nel Rinascimento l’iconografia zodiacale si consolida e si elabora, spesso collegata alla persona del committente o a eventi particolari (rilievi di Agostino di Duccio nel Tempio Malatestiano di Rimini; affreschi nel Palazzo Schifanoia a Ferrara; miniature del De Sphaera nella Biblioteca Estense di Modena; affreschi di B. Peruzzi alla Farnesina di Roma).

notizie da Treccani




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