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IL BLOG DI MIRELLA ESSE

CINQUE DI FIORI

23/03/2016, 10:41

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Una strana coincidenza, tra tecnologia sballata e destino beffardo

LE DISAVVENTURE DI UNA SCRITTRICE, ovvero, il primo EBOOK autopubblicato

22/03/2016, 09:08

LE-DISAVVENTURE-DI-UNA-SCRITTRICE,-ovvero,-il-primo-EBOOK-autopubblicato

Istruzioni per trascorrere il week end di inizio primavera davanti al pc e cominciare la settimana con la congiuntivite

PERCHE’ SCEGLIERE L’AUTOPUBBLICAZIONE

21/03/2016, 10:37

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Confessioni di un’autrice

23/03/2016, 10:41

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CINQUE-DI-FIORI
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 Una strana coincidenza, tra tecnologia sballata e destino beffardo



Partiamo da quella che stava diventando una vera e propria dipendenza... Il gioco del burraco online. Premetto che giocare a carte, quelle vere, è una noia mortale per me, se lo faccio è per compiacere madre e figlie, nei lunghi pomeriggi e nelle sere oziose di vacanza al mare. Uno sbadiglio dopo l’altro, indifferentemente vinco o perdo. Ma davanti al monitor è tutta un’altra cosa! Partite veloci con anonimi compagni, sempre diversi, di ogni nazionalità, portoghesi e brasiliani soprattutto, che ti salutano con un laconico boa tarde e, quando sbagli, scrivono insulti che non sai tradurre e che ti scivolano addosso. Burraco italiano, reale, tranca... che passione! In gara con te stessa, prima che con altri, con la soddisfazione di vedere che, dai e dai, le vittorie doppiano e superano le sconfitte. Ore a friggersi gli occhi sullo sfondo verde, finché, all’improvviso, non appare il cinque di fiori. Non uno solo, cinque di fiori a grappoli, tutte le carte degli avversari e del tuo compagno sono cinque di fiori! Sarà un virus, cambi Pc, niente da fare, e gli altri che giocano con te non sembrano accorgersene. Ti scusi (chissà se capiscono) e lasci più volte il tavolo verde, finché ti rassegni. La dipendenza da Pc rimane, però, trovi alternative, come autopubblicare un libro e un ebook... ma questa è un’altra storia. Ti viene la curiosità di sapere che significato abbia nella cartomanzia il cinque di fiori e scopri che: "Il cinque è collegato alla severità e alla distruttività. Simbolo del rinnovamento, dell’imprevisto e dell’avventura, talvolta anche del matrimonio e del successo, era ritenuto assai favorevole dalla scuola pitagorica, dubbio o perfino infausto dalle tradizioni precedenti. Il cinque di fiori, o bastoni, è il signore della lotta, ovvero, bisogna essere pronti a lottare per realizzare i propri obiettivi. Al quattro si aggiunge, al centro, l’uno che rappresenta l’inizio, e l’elemento fuoco diventa il centro del movimento intorno al quale ruota la vita . IL centro può rappresentare l’imprevisto e annunciare un tentativo strenuo che spesso però non riesce a centrare la meta. E’ lo sviluppo in atto, la metamorfosi, l’esito, l’abbellimento, l’elevazione, la sapienza, la gelosia amorosa. Al seme più attivo per eccellenza si aggiunge il quinto elemento, che è l’imprevisto imperscrutabile, ma anche l’elemento in più, quello che aggiunge peso, che determina e risolve, che sconfigge..." E’ora di vincere l’inerzia, concludo, e, spinta dalla tecnologia sballata o dal destino beffardo, mi rimetto in movimento. Chissà...
22/03/2016, 09:08

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 Istruzioni per trascorrere il week end di inizio primavera davanti al pc e cominciare la settimana con la congiuntivite



Continuano le mie disavventure di scrittrice... chi avrà la pazienza di leggerle, credo proprio che in qualche modo si rispecchierà: sono quelle di chiunque abbia a che fare con la progressiva, quotidiana virtualizzazione delle pratiche burocratiche. Di mia madre ottantaquattrenne con il "pin" dell’INPS per il controllo della pensione, tanto per intenderci (che ovviamente demanda a me, non avendo mai non dico usato, ma nemmeno visto un pc). Della sottoscritta in veste professionale con la fatturazione elettronica alla pubblica amministrazione, il sistema TS (tessera sanitaria), la informatizzazione del processo civile etc etc.
L’autopubblicazione di un libro cartaceo sui siti specializzati, pur semplificata rispetto al recente passato, non è esente da mani nei capelli, occhiaie viola e accidenti che rimbalzano sul muro difronte alla scrivania. Visto che me lo creo da sola, vorrei che rispettasse la mia impostazione, impaginazione, etc. Sì, lo fa, ma la copertina non viene come vorresti, l’anteprima non si apre e così via (filo diretto con l’assistenza, esattamente come per firma digitale e fatture elettroniche).
Ma veniamo al dunque. Pubblicato e messo in vetrina il testo cartaceo, è possibile trasformarlo gratuitamente in ebook, per ottenerne una versione più economica e fruibile, nell’intento di una maggiore divulgazione dell’opera. Non so come fate voi, io quando mi trovo davanti a pagine di istruzioni in rete, le leggo al volo sperando che qualche santo mi aiuti, poi provo, un pò a casaccio, confesso. Il risultato è fallimentare, ma non demordo, rileggo, un pò meno al volo, e di nuovo mi scontro con il no del sistema, e leggo ancora e riprovo, in un testardo circolo vizioso, finché mi rassegno a seguire alla lettera le indicazioni, che non sono poi così chiare e immediate. Un esempio? Carico il file del testo, più o meno formattato come si deve, ma compare la scritta rossa "errore". Insisto. Dopo tre ore, sulla soglia della disperazione, appare una postilla, sempre in rosso, in cui si dice che non è accettato un nome di file con segni particolari. Tolgo l’apostrofo di "L’angelo"  (L’angelo di Bassiano"), che diventa Langelo, e magicamente il file si carica, ma dall’anteprima scopro che il testo formattato secondo le istruzioni è tutto sballato, la copertina segata a metà. Per farla breve, due giorni di tortura, lima qua, togli le immagini, cambia l’impostazione dei capitoli, cambia carattere. Pubblicato l’ebook, infine, ma non è la stessa cosa! E’ un’opera monca, ma tant’è, per l’ebook professionale mi è arrivato un preventivo di centonovanta euro... ci si può accontentare no?
21/03/2016, 10:37

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PERCHE’-SCEGLIERE-L’AUTOPUBBLICAZIONE
PERCHE’-SCEGLIERE-L’AUTOPUBBLICAZIONE


 Confessioni di un’autrice



Scrivere libri, oggi, è una moda. Siamo tanti, ma proprio tanti! Effetto di una maggiore (non dico "migliore") scolarizzazione? Di una presunta conoscenza di se stessi, sulla base di massiva psicologia e dilagante retorica da talk show? Di una selfie-zzazione dell’anima? Di un lassismo dell’Accademia della Crusca? Forse è sempre stato così, ma i social media rendono visibilissimo il fenomeno, a differenza di un tempo. Siamo tutti in vetrina, a sgomitare per un attimo di celebrità, compresa la sottoscritta, che umilmente si mette nel mucchio. E chiunque, dico chiunque, si approfitta di questa nostra narcisistica debolezza.
In primo luogo gli editori. Negli anni scorsi si è assistito a uno sbocciare di piccole case editrici, sorte dal nulla, spesso inventate e messe in rete da sedicenti scrittori in cerca di fama con l’obbiettivo ultimo di farsi leggere e conoscere. Mi è capitato di recente di ricevere una delle solite proposte di pubblicazione a pagamento accompagnata dall’omaggio di un libro di poesie dell’editore, piuttosto famoso quanto meno per l’auto pubblicità ampiamente sponsorizzata per la selezione di manoscritti su cui speculare (non me ne voglia, ma vista la cifra richiesta, l’ho cestinato insieme al contratto). Potrei fare altri esempi, "ti pubblico se compri almeno un libro in catalogo", fra i tanti. La mia piccola esperienza  di autrice non più esordiente, con tre diverse case editrici, non del tutto sconosciute, è stata, come per tanti credo, deludente. Se non sei tu a darti da fare, caro scrittore ignoto ai più, comprando copie del tuo libro dal tuo editore, organizzandoti presentazioni (in librerie, ristoranti, agriturismi, mercatini dell’usato, fiere di paese, dovunque ti venga in mente) e smerciandole, magari sottocosto, nessuno si muove. Mi sono capitati colleghi che, per pubblicizzarsi, scrivevano messaggi ai singoli utenti di Facebook, emeriti estranei, in un virtuale porta a porta da rappresentanti di enciclopedia. Molti editori (i più?), a braccia conserte, stanno a guardare e aspettano di stampare altre copie per l’autore affannato, ben lontani dal muovere un dito per sostenerlo attivamente. Magari promettendo, come mi è capitato, di organizzare presentazioni, salvo poi dimenticarsene e sparire nel nulla, togliendo persino l’amicizia da Facebook.
Insomma, non voglio tirarla per le lunghe. Molti di noi approdano, di conseguenza a quanto sopra, all’auto-pubblicazione (su Ilmiolibro, per esempio, una delle maggiori community in rete di scrittura e lettura). Pochi click, il libro è fatto e si mette in vetrina. Salvo poi scoprire che sei duemilesimo in classifica e che, se vuoi vendere o farti conoscere, devi pubblicare altri libri, leggere, commentare, supportare e più pubblichi, leggi etc più sali in classifica e acquisti visibilità. Ovvero, anche qui si tratta di sgomitare a più non posso o di accontentarsi dell’appoggio degli amici... Chiudo qui il mio sfogo, ma prima consentitemi un dotto riferimento. Pare che anche l’autore del famoso romanzo misteriosofico allegorico "Hypnerotomachia Poliphili" (a cui, per inciso, mi sono ispirata per il mio ultimo romanzo "L’angelo di Bassiano") alla fine del millequattrocento avesse pagato l’editore per la pubblicazione. Il primo editore moderno, in tutti i sensi!, Aldo Manuzio di Bassiano.



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